Sabato 19 settembre il primo incontro con il Santo Padre per gli atleti che hanno rappresentato l’Italia ai World Winter Games Torino 2025: un momento storico che rinnova un legame lungo più di cinquant’anni tra Special Olympics e la Chiesa
Da oltre cinquant’anni esiste un filo profondo, fatto di attenzione, ascolto e riconoscimento, che unisce Special Olympics, la famiglia Kennedy e i Pontefici che si sono succeduti alla guida della Chiesa cattolica. Un legame nato anche dalla straordinaria visione di Eunice Kennedy Shriver, Fondatrice di Special Olympics, e dalla sua capacità di guardare allo sport come a uno strumento capace di cambiare non soltanto la vita delle persone con disabilità intellettive, ma la società nel suo insieme. La storia di questa relazione attraversa decenni e incontri memorabili: appena dieci giorni dopo la sua elezione, nel 1963, Papa Paolo VI ricevette il Presidente degli Stati Uniti John F. Kennedy, fratello di Eunice, in un incontro che avrebbe segnato anche simbolicamente una stagione di grande attenzione verso i temi della dignità della persona e della responsabilità della comunità. Negli anni successivi, Eunice Kennedy Shriver incontrò diversi Pontefici, portando con sé quella rivoluzione culturale che aveva scelto di affidare allo sport: non guardare alle persone con disabilità intellettive attraverso ciò che manca, ma riconoscerne capacità, talenti, desideri e potenzialità.
Anche gli atleti di Special Olympics, nel corso degli anni, sono stati accolti dai Papi come testimoni di un modo nuovo e autentico di vivere lo sport, nel quale la competizione non divide ma avvicina, la vittoria non si misura soltanto con un risultato e ogni persona può contribuire a costruire una comunità più giusta e inclusiva. In questa lunga storia, uno dei momenti più emozionanti è stato l’incontro tra la giovanissima atleta di Special Olympics Italia Gemma Pompili e Papa Francesco: durante un’udienza, Gemma si sedette spontaneamente accanto a lui, dando vita a un’immagine semplice e potentissima che fece il giro del mondo. Quel gesto raccontava, senza bisogno di parole, una vera e propria rivoluzione di prospettiva: non più persone da assistere o includere soltanto attraverso l’accoglienza degli altri, ma giovani con e senza disabilità intellettive protagonisti, agenti attivi e determinanti del cambiamento e della costruzione di una comunità capace di riconoscere nella diversità una ricchezza.

Oggi quel filo si rinnova e guarda al futuro. Sabato 19 settembre, per la prima volta, gli atleti azzurri di Special Olympics Italia che hanno partecipato ai World Winter Games Torino 2025 saranno ricevuti da Papa Leone XIV. Sarà un incontro atteso e profondamente significativo per gli atleti, per le loro famiglie, per i tecnici, i dirigenti e per tutto il Movimento Special Olympics. Dopo l’emozione e la straordinaria esperienza vissuta sui campi di gara dei Giochi Mondiali Invernali di Torino 2025, l’incontro con il Santo Padre rappresenterà un nuovo, prezioso riconoscimento del valore di un percorso che da anni vede migliaia di persone impegnate insieme per costruire una società realmente inclusiva.
Per gli atleti azzurri, essere ricevuti da Papa Leone XIV sarà un segno di vicinanza e di incoraggiamento a quel cammino impegnativo che tutti insieme, ogni giorno, continuiamo a percorrere. Sarà anche l’occasione per portare davanti al Santo Padre la voce e l’esperienza di un movimento che attraverso lo sport dimostra concretamente che l’inclusione non è un’idea astratta, ma una possibilità reale che prende forma quando alle persone viene data l’opportunità di essere protagoniste. Gli atleti Special Olympics lo testimoniano ogni giorno: entrano in campo, si allenano, gareggiano, esultano, cadono e si rialzano, condividono successi ed emozioni. E, soprattutto, cambiano lo sguardo di chi li incontra. È questa la forza dello sport unificato e della rivoluzione culturale iniziata da Eunice Kennedy Shriver: creare occasioni nelle quali persone con e senza disabilità intellettive possano conoscersi, riconoscersi e crescere insieme, diventando parte attiva di una comunità nella quale ciascuno abbia un ruolo e ciascuno possa sentirsi pienamente accolto. L’udienza del 19 settembre si inserisce così in una storia più grande, una storia fatta di incontri, gesti e parole che nel corso di più di cinquant’anni hanno contribuito a rafforzare una convinzione fondamentale: ogni persona ha un valore unico e ogni società è più forte quando sa riconoscerlo.



