Il 10 luglio 1921 nasceva a Brookline, Massachusetts, Eunice Mary Kennedy, quinta di nove figli di Joseph P. e Rose Fitzgerald Kennedy. Nessuno, allora, poteva immaginare che quella bambina avrebbe cambiato il modo in cui il mondo guarda alle persone con disabilità intellettive.
La sua storia comincia in famiglia, con la sorella Rosemary. Insieme nuotavano, andavano in barca a vela, sciavano, giocavano a football. Erano attività semplici, condivise, che però in quegli anni non erano scontate per una ragazza con disabilità intellettive: le opportunità per persone come Rosemary erano poche, spesso inesistenti.
Eunice diventa atleta lei stessa negli anni del college, e da lì matura un’intuizione che porterà avanti per tutta la vita: lo sport può essere un terreno comune capace di unire persone che la società tiene separate.
Nel 1962 Eunice trasforma quell’intuizione in un gesto concreto. Apre il giardino di casa sua e invita un gruppo di ragazzi con disabilità intellettive a passare l’estate insieme, esplorando sport e attività fisiche. Lo chiama Camp Shriver. È un piccolo esperimento, ma è la prova che serviva: se messe nelle condizioni giuste, le persone con disabilità intellettive possono fare molto più di quanto la società fosse disposta a credere.
Sei anni dopo, nel luglio 1968, quell’esperimento diventa altro: a Chicago si tengono i primi Special Olympics International Games. Nel discorso di apertura, Eunice dice che quei Giochi dimostrano una cosa semplice: i bambini e i ragazzi con disabilità intellettive possono essere atleti straordinari, e attraverso lo sport possono crescere e realizzare il proprio potenziale. Da quel momento, promette, ovunque nel mondo ci sarà la possibilità di giocare, competere, crescere.
Da lì il movimento non si è più fermato. Quello che era nato in un giardino privato oggi coinvolge oltre sei milioni di atleti in 200 paesi.
Eunice Kennedy Shriver non si è fermata allo sport. Nel 1957 assume la direzione della Joseph P. Kennedy Jr. Foundation, fondata undici anni prima in memoria del fratello maggiore caduto nella Seconda guerra mondiale, con l’obiettivo di prevenire la disabilità intellettive e migliorare il modo in cui la società si prende cura di chi ne è colpito. Sotto la sua guida nascono il Panel on Mental Retardation voluto dal presidente Kennedy, il National Institute for Child Health and Human Development, una rete di centri di ricerca universitari dedicati alla disabilità intellettive, centri di etica medica ad Harvard e Georgetown, e negli anni Ottanta il programma educativo Community of Caring, arrivato in 1.200 scuole americane.
Ha ricevuto la Medal of Freedom, la più alta onorificenza civile degli Stati Uniti, e lauree honoris causa da Yale e Princeton. Ma per lei erano le persone con disabilità intellettive, non lei stessa, a meritare quei riconoscimenti.
È morta l’11 agosto 2009. Suo marito Sargent Shriver l’ha seguita nel gennaio 2011. Restano cinque figli e un movimento che continua a crescere.
Da tempo la rete territoriale di Special Olympics Italia lavora per intitolare strade, piazze e spazi pubblici a Eunice Kennedy Shriver, un modo per portare il suo nome dentro la vita quotidiana delle città. Non è solo un gesto simbolico. Ogni strada, ogni piazza con il suo nome è un’occasione per raccontare una storia che in molte comunità non è ancora conosciuta, per far arrivare il messaggio di Special Olympics a nuovi atleti e alle loro famiglie, per ricordare che la strada aperta da Eunice non è ancora arrivata alla fine.
Il compito che lei stessa si era data resta lo stesso: costruire un mondo più inclusivo. Il testimone, già da tempo, è nelle nostre mani.


