Credere nelle possibilità: la nostra esperienza in Special Olympics
Mi chiamo Francesco Grigatti, sono marito di Costanza e padre di Tommaso e Giacomo, due atleti, due ragazzi con sindrome X Fragile.
Sono un padre che ogni giorno condivide le gioie, le sfide, le paure e le speranze che accompagnano la crescita di due figli con disabilità. È da questa esperienza che nasce il mio profondo legame con il mondo di Special Olympics.
Quando si parla di sport, spesso il pensiero corre ai risultati, alle medaglie e alle classifiche. Nella nostra famiglia, però, abbiamo imparato che il valore più grande dello sport va ben oltre il podio.
Lo sport insegna ad aspettare il proprio turno, a rispettare le regole, a collaborare con gli altri, ad affrontare una sconfitta e a gioire per un successo. Ma soprattutto insegna che ogni persona ha un posto nel mondo e può sentirsi parte di qualcosa di importante.
Per molti ragazzi con disabilità questo non è affatto scontato. Come genitori conosciamo bene il dolore di vedere i nostri figli esclusi, sottovalutati o giudicati soltanto per ciò che non riescono a fare. Special Olympics compie invece qualcosa di straordinario: mette al centro la persona e le sue potenzialità, valorizzando ciò che ciascuno può esprimere.
Quando vedo Tommaso e Giacomo allenarsi, partecipare alle attività, incontrare gli amici e sentirsi parte di una comunità accogliente e inclusiva, comprendo che il vero risultato non è una medaglia. Il vero traguardo è l’autostima che cresce, è il sorriso con cui tornano a casa dopo un allenamento, è la consapevolezza di avere valore e dignità come chiunque altro.
Special Olympics rappresenta molto anche per noi famiglie. È un luogo di incontro e di condivisione, dove si costruiscono relazioni autentiche con persone che comprendono davvero le nostre esperienze. È uno spazio in cui condividere preoccupazioni, ma anche conquiste e soddisfazioni, senza la necessità di spiegare continuamente le difficoltà che accompagnano il percorso dei nostri figli.
Nel nostro territorio abbiamo la fortuna di poter contare su realtà straordinarie come ASAD e Sportivamente. Associazioni che non si limitano a insegnare una disciplina sportiva, ma accompagnano i ragazzi in un percorso di crescita personale, autonomia, relazioni e fiducia in sé stessi. Lo fanno con competenza, passione e una dedizione che spesso va ben oltre ciò che appare.
Tommaso e Giacomo praticano entrambi il nuoto, una disciplina individuale che insegna impegno, costanza e capacità di superare i propri limiti. Partecipano però anche ad attività di squadra, come il calcio e il basket unificato.
Ed è proprio nello sport unificato che, a mio avviso, emerge una delle espressioni più autentiche dell’inclusione. Vedere atleti con e senza disabilità intellettive allenarsi insieme, condividere obiettivi, vincere e perdere come una vera squadra significa assistere alla trasformazione dell’inclusione da principio astratto a realtà concreta.
In quei momenti non esistono etichette. Non esistono divisioni tra “noi” e “loro”. Esistono compagni di squadra che si sostengono, si incoraggiano e crescono insieme.
In una società che troppo spesso tende a dividere, classificare e creare barriere, il basket unificato, il calcio unificato e tutte le attività inclusive promosse da Special Olympics mostrano invece ciò che è possibile costruire quando si sceglie di condividere esperienze, obiettivi e valori.
Credo che questa sia una delle lezioni più importanti che i nostri figli possano offrire agli adulti.
Nel corso degli anni ho imparato che l’inclusione non nasce dalle parole, ma dalle opportunità concrete. E lo sport rappresenta una delle opportunità più potenti che possiamo offrire ai nostri ragazzi, perché permette loro di esprimere capacità, sviluppare autonomia, costruire relazioni e rafforzare la fiducia nelle proprie possibilità.
Il nostro compito è ascoltare, collaborare e portare la voce di chi vive quotidianamente questa realtà, contribuendo a costruire percorsi sempre più inclusivi e partecipati.
Dalla nostra esperienza familiare è nato anche un libro, Ti amo come il sole, nel quale ho cercato di raccontare non soltanto la disabilità, ma soprattutto l’amore, la forza, la fragilità e la bellezza che abitano una famiglia come la nostra. Perché prima delle diagnosi, delle etichette e delle difficoltà, esistono persone, sogni, emozioni e relazioni.
C’è un pensiero che accompagna il nostro cammino e che racchiude il significato più profondo di questa esperienza: i nostri figli non hanno bisogno che qualcuno li consideri perfetti. Hanno bisogno che qualcuno creda nelle loro possibilità.
Special Olympics, insieme alle associazioni, agli allenatori, ai volontari e alle famiglie che ogni giorno operano sul territorio, fa esattamente questo. Offre opportunità, costruisce fiducia e crea contesti in cui ogni persona può esprimere il meglio di sé.
Per questo desidero ringraziare tutti coloro che rendono possibile questo percorso. Perché ogni allenamento, ogni gara, ogni tuffo in piscina, ogni passaggio sul campo non contribuisce soltanto a formare degli atleti.
Contribuisce a costruire persone, consapevoli del proprio valore e protagoniste della propria vita.


