Le testimonianze di chi ha scelto di vivere ogni giorno i valori di Special Olympics
Dietro ogni volontario c’è una storia. E dietro ogni storia c’è un incontro capace di cambiare il modo di guardare il mondo. In questa raccolta di testimonianze, i Referenti Regionali dei Volontari di Special Olympics Italia raccontano il loro percorso: dal primo contatto con il Movimento, spesso nato quasi per caso, fino a un impegno che oggi è parte integrante della loro vita personale e professionale. Esperienze diverse, accomunate dalla scoperta di una comunità che mette al centro le persone, l’inclusione e il valore dello sport come strumento di crescita. Perché, come emerge dalle loro parole, si entra in Special Olympics pensando di donare il proprio tempo e si scopre di ricevere molto di più.
“La mia storia in Special Olympics:un viaggio che mi ha cambiato la vita”
di Maria Teresa Lo Biondo
Ho conosciuto Special Olympics da una proposta aziendale e ora Special Olympics è diventata una passione per la vita
Sono Maria Teresa Lo Biondo e oggi ricopro il ruolo di Referente Volontari Special Olympics per la Regione Lombardia, un incarico in cui credo profondamente e che vivo con grande orgoglio, responsabilità e gratitudine.
Nella mia vita professionale lavorando in una multinazionale, oltre a svolgere il mio lavoro, sono attivamente coinvolta in progetti legati alla Diversity & Inclusion, grazie anche a un incontro che ha cambiato la mia vita più di vent’anni fa.
La mia storia con Special Olympics è iniziata nel 2002 grazie alla mia azienda. Quando l’azienda decise di sponsorizzare i Giochi Nazionali Special Olympics di Caorle, venne creato un gruppo di dipendenti volontari che avrebbero partecipato all’evento.
Io accettai senza sapere davvero cosa mi aspettasse. Partii insieme ad alcuni colleghi con entusiasmo, curiosità e, lo ammetto, anche con un po’ di timore.
Molti di noi conoscevano poco il mondo della disabilità intellettiva e non immaginavano minimamente ciò che stavamo per vivere.
Durante quei giorni come volontari, svolgemmo compiti diversi: aiutammo nell’allestimento degli impianti, nella distribuzione dei pasti, nel supporto ai giudici, nell’accompagnamento degli atleti e in tutte le attività necessarie alla buona riuscita dell’evento.
Pensavamo di essere lì per dare una mano. In realtà eravamo lì per ricevere una delle lezioni più importanti della nostra vita.
Giorno dopo giorno iniziammo a conoscere gli atleti, le loro famiglie, gli allenatori e gli altri volontari. Vedevamo atleti ed atlete affrontare le gare con una determinazione straordinaria, gioire per una medaglia ma anche per aver semplicemente tagliato il traguardo. Li vedevamo incoraggiarsi tra loro, congratularsi per i successi degli altri. Ricordo sempre gli abbracci del mattino, i sorrisi sinceri che ricevevo dagli atleti all’arrivo sugli impianti sportivi.
Fu in quei giorni che capii cosa volessi davvero fare.
Volevo essere una volontaria Special Olympics per sempre.
Da quel momento non mi sono più fermata.
Ho continuato a partecipare ai Giochi Regionali, Nazionali e Internazionali e ho avuto anche la straordinaria opportunità di vivere l’esperienza dei Giochi Mondiali come volontaria. Ogni evento aggiunge qualcosa al mio percorso umano. Ogni atleta, ogni famiglia, ogni volontario lascia un insegnamento.
Ciò che continuo ad amare di Special Olympics è che non si tratta semplicemente di sport.
Special Olympics è una famiglia. È un ambiente in cui nessuno viene giudicato e ognuno viene valorizzato per ciò che è. È uno spazio dove puoi essere autentico, con i tuoi punti di forza, le tue fragilità, le tue paure e i tuoi sogni.
Ho visto nascere amicizie che durano nel tempo, legami che continuano ben oltre la fine di una manifestazione sportiva.
Essere volontaria significa vivere emozioni difficili da descrivere. È quella stretta al cuore durante una premiazione. È quel nodo alla gola quando vedi un atleta superare il traguardo dando tutto sé stesso. È ridere insieme. È commuoversi insieme. È condividere vittorie e sconfitte, successi e difficoltà, come una vera squadra.
Quando ogni evento finisce arriva sempre un po’ di malinconia. Quella sensazione difficile da spiegare che nasce quando sai di aver vissuto qualcosa di immensamente vero. Ma insieme a quella malinconia arriva anche la certezza che ciò che abbiamo condiviso non finisce con la chiusura dei Giochi. Perché i Giochi finiscono. Le emozioni no. Quelle restano dentro di noi per sempre
In questi anni ho avuto anche la possibilità di vedere da vicino quanto Special Olympics investa nella crescita delle persone. Il movimento offre percorsi di formazione dedicati a volontari, studenti, associazioni, scuole e aziende, creando opportunità per chiunque desideri mettersi in gioco. Esistono persino percorsi specifici per i DAL, i Delegation Assistant Liaison, volontari che supportano e accompagnano le delegazioni straniere durante i grandi eventi internazionali. Nulla viene lasciato al caso, perché ogni volontario viene preparato per vivere al meglio questa esperienza e contribuire concretamente alla riuscita degli eventi.
Chiunque può diventare volontario. Special Olympics offre a persone di ogni età la possibilità di avvicinarsi al mondo delle disabilità intellettiva e di scoprirne le straordinarie capacità, superando stereotipi e pregiudizi che troppo spesso ci tengono distanti.
Spesso si dice che il volontariato arricchisce. Nel caso di Special Olympics è una certezza!
Si entra pensando di offrire il proprio tempo, le proprie energie e le proprie competenze. Si scopre invece di ricevere molto di più. Gli atleti ti insegnano il coraggio, la determinazione, l’entusiasmo, la capacità di rialzarsi dopo una delusione e di gioire per ogni piccolo traguardo raggiunto. Ti insegnano a guardare oltre le etichette e a riconoscere il valore unico che esiste in ogni persona.
Volete sapere come Special Olympics ha influenzato la mia vita personale e professionale?
Nel mio lavoro in azienda porto ogni giorno gli insegnamenti ricevuti in Special Olympics. Ho imparato ad ascoltare davvero le persone, a valorizzarne le differenze, a credere nei talenti di ciascuno e a creare spazi in cui tutti possano sentirsi accolti e rispettati. Quando mi occupo di Diversity & Inclusion penso spesso agli atleti che ho incontrato e a quanto mi abbiano insegnato che dietro ognuno di loro esiste una storia, un potenziale e una persona che merita un’opportunità.
Special Olympics mi ha insegnato che l’inclusione non è una teoria, non è una parola da utilizzare nei convegni o nei documenti aziendali. È qualcosa che si vive ogni giorno attraverso l’ascolto, il rispetto e la capacità di vedere negli altri non i loro limiti, ma il loro valore.
Se oggi qualcuno mi chiedesse cosa rappresenta per me Special Olympics, direi semplicemente che è una parte fondamentale della mia vita.
Mi ha regalato amicizie autentiche, emozioni indimenticabili e insegnamenti che porto con me ogni giorno. Mi ha reso una volontaria migliore, una professionista migliore e, soprattutto, una persona migliore.
Per me il significato più autentico dell’essere volontario è pensare di fare la differenza nella vita di qualcun altro e scoprire, alla fine, che sono gli altri ad aver fatto la differenza nella tua.

“Se non lo vivi.., non ci credi!”
di Chiara Mannis
“Ho conosciuto Special Olympics nel 2013 in prima media, grazie alla Prof Lucia Giachini che mi ha coinvolto con la scuola a creare il Team Special Olympics, era un mondo nuovo ma ho subito accettato; presto Special Olympics è diventato parte della mia vita.
Sono partita come partner, dando supporto ai miei compagni nei vari sport ed ho scoperto un meraviglioso mondo da cui non mi sono più allontanata.
Nel 2018 ho avuto l’onore di partecipare ai Giochi Nazionali Estivi di Montecatini come parte dello staff; insieme a Daniele Ricci, abbiamo lavorato tanto per trovare volontari sul territorio e grazie alla mia carica da Presidente della Commissione Sport nella Consulta degli Studenti siamo riusciti ad avere una grande partecipazione di giovani delle scuole superiori della zona.
Da li è cambiato tutto! Abbiamo creato un team insieme ad altri ragazzi del mio territorio e io sono Socia Fondatrice del Team insieme alla mia professoressa Lucia.
Con il passare degli anni ho continuato a partecipare e organizzare i tornei.
Quello che dico sempre ai ragazzi che intraprendono il percorso è: “se non lo vivi non ci credi”, perché è una realtà in cui non esiste cattiveria, ma solo gioia e voglia di stare insieme e divertirsi.
Questo crea anche delle grandi opportunità sia nell’ambito lavorativo sia nella vita di ogni giorno.
Quest’anno siamo riuscite a coinvolgere 25 ragazzi del nostro istituto per i Giochi Nazionali Estivi di Lignano Sabbiadoro (foto) ed ognuno di loro era partito non sapendo cosa lo aspettasse, ma oggi tutti loro si sono portati a casa un bagaglio ricco di emozioni e non vedono l’ora di partecipare nuovamente ad un prossimo evento Special Olympics.
Ad oggi sono referente dei volontari per la regione Toscana e spero che il mio ruolo possa continuare a lungo, affinché tanti giovani possano avvicinarsi a questo splendido mondo”.
“Partecipare ad un evento di Special Olympics è come attraversare una porta…”
di Francesca Sgattoni“Ho conosciuto il Mondo Special Olympics nel 2022 come madre di un Atleta partner in una partita di Basket Unificato, che si teneva a Sulmona da quella occasione, mi si è aperto un mondo, ho respirato aria diversa, aria speciale fin da subito senza però capirne realmente la portata, la portata di quello che sarebbe accaduto nella mia vita e soprattutto dentro di me dopo quel giorno.
non so descriverla in altro modo. Mi sono così appassionata che nel tempo ho seguito il team di Basket Unificato dell’Abruzzo anche nei Play the Games a La Spezia nel 2023 dove ho avuto la grande opportunità di vivere il mondo Special Olympics a livello nazionale e regionale in modo molto ravvicinato ed è stato elettrizzante, coinvolgente e profondamente stimolante. In quel periodo avevo cominciato il percorso che poi, nel tempo, mi avrebbe portato ad essere insegnante di sostegno. Un percorso cominciato come un modo per arrivare a portare a casa uno stipendio, un percorso iniziato con molti dubbi. Dopo La Spezia, qualche dubbio è rimasto, ma è cresciuta la mia motivazione più intrinseca nello scoprire una mia, seppure ancora da affinare, capacità di entrare in relazione con le persone speciali che mi hanno accolto, coccolato, insegnato, spronato, ispirato. Quando parlo di persone speciali intendo riferirmi a tutte le persone che fanno parte del Mondo Special Olympics e non solo degli atleti e dei partner. Ho visto cose sui campi da gioco, sulle piste da sci, sfilando per le strade, visitando la città, mangiando gomito a gomito, ballando in discoteca, che mi hanno emozionato, che mi hanno fatto ridere, che mi hanno fatto riflettere. Oggi sono responsabile dell’area Volontari in Abruzzo e se penso a quando Guido, il Direttore regionale Abruzzo per Special Olympics Abruzzo me lo ha proposto ricordo di aver pensato che non sarei stata capace di fare nulla… adesso penso che non potrei mai stare fuori da Special Olympics.
Ricoprendo questo ruolo, nel mio piccolo e purtroppo non assiduamente come avrei volto, ho avuto occasione di partecipare attivamente alla realizzazione di alcuni degli eventi Special Olympics e mi sono divisa fra l’entusiasmo di organizzare, di formare giovani volontari, di collaborare con gli altri membri del team e la voglia irrefrenabile di essere sugli spalti a tifare per tutti gli atleti in campo. Non mi sono mai sentita sola in questa esperienza: mi hanno formata e supportata, sul campo e in aula, per poter offrire il meglio agli atleti Special e alle loro famiglie.
Mi piacerebbe che tutti, almeno una volta, partecipassero ad un evento Special Olympics così da poter veramente capire cosa voglia dire: partecipare ad un evento di Special Olympics è come attraversare una porta… sei in un modo prima di entrare in quel palazzetto o in quella piazza o in quello spogliatoio o in quella sala convegni. Poi entri in un’altra dimensione dove non conta più nulla se sei Francesca Sgattoni o Angelo Moratti ( Presidente Special Olympics Italia) o il Nostro Prof Palazzoti… stiamo tutti tifando a squarciagola per i nostri atleti con addosso la nostra felpa con su impresso “noisiamospecialolympics”; stiamo tutti partecipando a cambiare le cose e migliorare il mondo perché sia di più un mondo rosso Special Olympics; e sei come trasformato, acquisisci quasi un superpotere che è la semplicità di lasciarti andare a questa realtà che ti conquista, che ti incorpora e ti lascia solo quando ti ha reso migliore. Per quello che mi riguarda il Mondo Special Olympics è Special perché è un mondo, non è solo negli atleti, nei loro partner, nella loro famiglia che si trova la dimensione speciale ma in tutto ciò che è in relazione, insegnanti, collaboratori, sportivi, sanitari, medici, chi porta l’acqua in campo così come quello che appunta la medaglia …siamo tutti importanti.
Mi è stato insegnato molto senza la pretesa di volerlo fare ma solo con l’intento di mettere gli atleti al primo posto e questo a 360°. Quando è stato il momento di fare l’approfondimento ai fini della specializzazione sul sostegno, analizzavo la didattica laboratoriale e il suo utilizzo all’interno della scuola e pensando all’esperienza con Special Olympics non ho potuto non considerare come il mondo Special sia come un gigantesco laboratorio in cui, attraverso lo sport, si creano relazioni, opportunità di crescita, opportunità di apprendimento e sviluppo di tutte quelle competenze cd. trasversali che faranno degli atleti non solo bravi atleti ma soprattutto persone capaci di affrontare il mondo fuori dalla palestra o dal campo di sci etc.
Ho incontrato tantissime persone straordinarie con i ruoli e posizioni più diversi e sempre è stata un’esperienza, nel senso letterale del termine. Mi sono guardata dentro, mi sono confrontata, mi sono messa in discussione ed ho cercato le risorse necessarie per dare il meglio. Tutto questo è racchiuso nel giuramento dell’atleta Special Olympics (“Che io possa vincere, ma se non riuscissi che io possa tentare con tutte le mie forze”, dovrebbe diventare un mantra da ripetersi ogni mattina).
Tutto questo è Special Olympics e posso solo ringraziare della straordinaria avventura con Special Olympics cui mi è stata data l’opportunità di partecipare”
“se si sogna da soli è solo un sogno se si sogna insieme è l’inizio della realtà”

“Partecipare ad un evento di Special Olympics è come attraversare una porta…”
di Francesca Sgattoni
“Ho conosciuto il Mondo Special Olympics nel 2022 come madre di un Atleta partner in una partita di Basket Unificato, che si teneva a Sulmona da quella occasione, mi si è aperto un mondo, ho respirato aria diversa, aria speciale fin da subito senza però capirne realmente la portata, la portata di quello che sarebbe accaduto nella mia vita e soprattutto dentro di me dopo quel giorno.
non so descriverla in altro modo. Mi sono così appassionata che nel tempo ho seguito il team di Basket Unificato dell’Abruzzo anche nei Play the Games a La Spezia nel 2023 dove ho avuto la grande opportunità di vivere il mondo Special Olympics a livello nazionale e regionale in modo molto ravvicinato ed è stato elettrizzante, coinvolgente e profondamente stimolante. In quel periodo avevo cominciato il percorso che poi, nel tempo, mi avrebbe portato ad essere insegnante di sostegno. Un percorso cominciato come un modo per arrivare a portare a casa uno stipendio, un percorso iniziato con molti dubbi. Dopo La Spezia, qualche dubbio è rimasto, ma è cresciuta la mia motivazione più intrinseca nello scoprire una mia, seppure ancora da affinare, capacità di entrare in relazione con le persone speciali che mi hanno accolto, coccolato, insegnato, spronato, ispirato. Quando parlo di persone speciali intendo riferirmi a tutte le persone che fanno parte del Mondo Special Olympics e non solo degli atleti e dei partner. Ho visto cose sui campi da gioco, sulle piste da sci, sfilando per le strade, visitando la città, mangiando gomito a gomito, ballando in discoteca, che mi hanno emozionato, che mi hanno fatto ridere, che mi hanno fatto riflettere. Oggi sono responsabile dell’area Volontari in Abruzzo e se penso a quando Guido, il Direttore regionale Abruzzo per Special Olympics me lo ha proposto ricordo di aver pensato che non sarei stata capace di fare nulla… adesso penso che non potrei mai stare fuori da Special Olympics.
Ricoprendo questo ruolo, nel mio piccolo e purtroppo non assiduamente come avrei volto, ho avuto occasione di partecipare attivamente alla realizzazione di alcuni degli eventi Special Olympics e mi sono divisa fra l’entusiasmo di organizzare, di formare giovani volontari, di collaborare con gli altri membri del team e la voglia irrefrenabile di essere sugli spalti a tifare per tutti gli atleti in campo. Non mi sono mai sentita sola in questa esperienza: mi hanno formata e supportata, sul campo e in aula, per poter offrire il meglio agli atleti Special e alle loro famiglie.
Mi piacerebbe che tutti, almeno una volta, partecipassero ad un evento Special Olympics così da poter veramente capire cosa voglia dire: partecipare ad un evento di Special Olympics è come attraversare una porta… sei in un modo prima di entrare in quel palazzetto o in quella piazza o in quello spogliatoio o in quella sala convegni. Poi entri in un’altra dimensione dove non conta più nulla se sei Francesca Sgattoni o Angelo Moratti ( Presidente Special Olympics Italia) o il Nostro Prof Palazzoti… stiamo tutti tifando a squarciagola per i nostri atleti con addosso la nostra felpa con su impresso “noisiamospecialolympics”; stiamo tutti partecipando a cambiare le cose e migliorare il mondo perché sia di più un mondo rosso Special Olympics; e sei come trasformato, acquisisci quasi un superpotere che è la semplicità di lasciarti andare a questa realtà che ti conquista, che ti incorpora e ti lascia solo quando ti ha reso migliore. Per quello che mi riguarda il Mondo Special Olympics è Special perché è un mondo, non è solo negli atleti, nei loro partner, nella loro famiglia che si trova la dimensione speciale ma in tutto ciò che è in relazione, insegnanti, collaboratori, sportivi, sanitari, medici, chi porta l’acqua in campo così come quello che appunta la medaglia …siamo tutti importanti.
Mi è stato insegnato molto senza la pretesa di volerlo fare ma solo con l’intento di mettere gli atleti al primo posto e questo a 360°. Quando è stato il momento di fare l’approfondimento ai fini della specializzazione sul sostegno, analizzavo la didattica laboratoriale e il suo utilizzo all’interno della scuola e pensando all’esperienza con Special Olympics non ho potuto non considerare come il mondo Special sia come un gigantesco laboratorio in cui, attraverso lo sport, si creano relazioni, opportunità di crescita, opportunità di apprendimento e sviluppo di tutte quelle competenze cd. trasversali che faranno degli atleti non solo bravi atleti ma soprattutto persone capaci di affrontare il mondo fuori dalla palestra o dal campo di sci etc.
Ho incontrato tantissime persone straordinarie con i ruoli e posizioni più diversi e sempre è stata un’esperienza, nel senso letterale del termine. Mi sono guardata dentro, mi sono confrontata, mi sono messa in discussione ed ho cercato le risorse necessarie per dare il meglio. Tutto questo è racchiuso nel giuramento dell’atleta Special Olympics (“Che io possa vincere, ma se non riuscissi che io possa tentare con tutte le mie forze”, dovrebbe diventare un mantra da ripetersi ogni mattina).
Tutto questo è Special Olympics e posso solo ringraziare della straordinaria avventura con Special Olympics cui mi è stata data l’opportunità di partecipare”

“Un’esperienza nata per caso ed ora sono un medico chirurgo”
di Gaia De Angelis
“Ho conosciuto Special Olympics grazie al liceo Claudio Eliano di Palestrina, la scuola che mi è rimasta nel cuore senza averla mai frequentata.
Era il 2016, quel sabato mattina “la figlia del prof” salì sull’autobus per andare ai Play The Games di Atletica Leggera a Frascati assieme a studenti che non aveva mai visto. Una volta indossato il fratino però ogni imbarazzo è scomparso. Da sconosciuti siamo diventati tutti volontari. E il mondo della disabilità, fino ad allora sconosciuto, ha smesso di farci paura.
È stata un’esperienza nata per caso, ma che mi ha appassionato talmente tanto da non lasciarla più andare. Poi nel 2017 il primo Gioco Nazionale Estivo a Terni, che mi ha fatto innamorare di Special Olympics.
E così via, evento dopo evento quegli sconosciuti sono diventati amici e poi famiglia. Viaggi improvvisati, serate infinite di animazione, panini mangiati al volo a bordo campo, la voce persa e le lacrime agli occhi dopo ogni cerimonia d’apertura, gli abbracci a fine evento sono esperienze che non si possono raccontare se non le hai vissute.
Ma soprattutto, piano piano quel fratino me lo sono cucito addosso. Ciascun atleta incontrato mi ha impartito una lezione di vita, che ha contribuito alla mia crescita umana e non solo.
Ora sono un medico chirurgo. Nella mia pratica quotidiana, di fronte alle fragilità e ai bisogni di cura, mi lascio ispirare dagli atleti Special Olympics, dalla loro determinazione e coraggio nell’affrontare ogni sfida, da come hanno insegnato a noi volontari a ascoltare i bisogni di tutti, nessuno escluso, e ad accogliere ogni diversità.
È incredibile come noi volontari entriamo in Special con l’intento di fare un servizio, ma finiamo per ricevere molto più di quanto siamo capaci di dare.
Questo è il regalo più grande che gli atleti possano farci”.

“Esperienza nata da un tirocinio e oggi unisco il lavoro di maestra al mondo di Special Olympics“
di Daniela Ricaboni
Ho conosciuto Special Olympics nel lontano 2007 quando ero una semplice tirocinante presso l’Anffas Onlus della Spezia e nel marzo di quell’anno la responsabile del centro e presidente della Polisportiva Spezzina, Alessia Bonati mi propose di andare con il gruppo dello sci ai Giochi Nazionali Invernali di Special Olympics Italia (Livigno) . Appena entrata è stato amore a prima vista … Pochi mesi dopo alla Spezia abbiamo organizzato i primi Giochi Nazionali Estivi di Ginnastica artistica ,Ginnastica Ritmica e di Calcio, Alessia mi affidò il ruolo di responsabile dei volontari portandomi con lei negli incontri di formazione e poi dandomi il ruolo sul campo . Da quell’anno ricopro il ruolo di Referente provinciale e e Regionale dei volontari . Dal 2011 sono una maestra di scuola elementare e sono rimasta a contatto con il mondo di Special Olympics come volontaria, Fin da subito ho cercato di congiungere il mondo della mia scuola ( colleghe, genitori, alunni ) al mondo Special Olympics facendo diventare la mia scuola team scolastico, portando il coro del mio istituto a cantare sul palco della Cerimonia di Apertura, organizzando, dentro la mia scuola, lo YAP (Young Athletes Program) in occasione dell’ultima manifestazione organizzata nella mia città.
Con un gruppo di alunni abbiamo partecipato al concorso della mascotte per gli Special Olympicss World Winter Games di Torino 2025; siamo anche riusciti ad inserire il coro della scuola dentro la manifestazione di Special Festival . Non c’è momento in cui alunni e genitori non dicano grazie per tutte le opportunità date!
Essere parte del mondo di Special Olympics mi ha dato altre due grandi possibilità:
- partecipare come staff ai Giochi Mondiali Invernali Special Olympics di Torino durante le gare dello snowboard ospitate a Bardonecchia ed è stata pura emozione (foto);
- diventare presidente del Panathlon Club La Spezia permettendomi di organizzare eventi come il Palio delle Scuole dove abbiamo inserito i team scolastici di Special Olympics.
Quando mi chiedono perché dono tanto del mio tempo a Special Olympics rispondo che per me è ARIA, è un mondo dove ci si RICARICA DI EMOZIONI POSITIVE, non ci sono finzioni e filtri ma ognuno può permettere di essere LA PERSONA CHE È REALMENTE ED ESSERE ACCETTATA PER CIO CHE È.”



