In occasione della 58ª Barcolana, gli atleti e i rappresentanti di Special Olympics Italia hanno partecipato agli incontri promossi dal Ministero per le Disabilità.
Dal 9 all’11 ottobre la nave scuola Amerigo Vespucci, simbolo dell’Italia nel mondo, ha fatto da cornice a un importante momento di incontro e condivisione dedicato all’inclusione e alla valorizzazione delle capacità di ogni persona. In occasione della tappa di Trieste, coincisa con la 58ª edizione della Barcolana e con la conclusione della Campagna Nord America 2026, il Ministero per le Disabilità, nella persona del Ministro Alessandra Locatelli, ha promosso un programma di iniziative che ha coinvolto istituzioni, associazioni e persone con disabilità.
Tra i protagonisti anche Special Olympics Italia, che ha portato la propria esperienza e, soprattutto, la voce dei suoi atleti, testimoni diretti del valore dello sport come strumento di crescita personale, autonomia e inclusione sociale.
Su invito del Ministro Alessandra Locatelli, Giuliano Clinori, Direttore Regionale Special Olympics Friuli Venezia Giulia, è intervenuto durante un incontro pubblico in piazza, accompagnato da Francesco Peloso e Leonardo Raponi, atleti della Canottieri Adria, dal Presidente della società sportiva e da altri atleti Special Olympics della regione.
Un momento particolarmente significativo è stato quello dedicato alle testimonianze degli atleti, che hanno raccontato in prima persona quanto lo sport rappresenti un’opportunità per superare i propri limiti, acquisire fiducia e sentirsi parte di una comunità che riconosce e valorizza le capacità di ciascuno.
«Quando gareggio non mi sento giudicato. Mi sento sostenuto, incoraggiato, applaudito. Sento che le persone sono lì per me e per tutti gli altri atleti».
Parole che racchiudono uno degli aspetti più importanti dell’esperienza Special Olympics, dove il risultato sportivo si accompagna alla conquista di nuove consapevolezze e alla possibilità di affrontare con maggiore sicurezza anche le sfide della vita quotidiana.
«Quella fiducia che nasce nello sport non rimane nello sport. Me la porto a casa, a scuola, al lavoro, nelle relazioni con gli altri. Quando impari a credere un po’ di più nelle tue capacità, inizi anche a sentirti più sicuro nelle altre situazioni della vita».
Lo sport diventa così un’esperienza che va ben oltre la competizione, capace di generare cambiamenti concreti nella percezione di sé e nel rapporto con gli altri. Un messaggio ribadito dagli stessi atleti attraverso una riflessione particolarmente significativa: «Non siamo definiti dalle nostre difficoltà, ma anche e soprattutto da quello che riusciamo a fare».
La partecipazione di Special Olympics Italia ha coinvolto anche Alessio Rulli e Simone Chirico, arrivati da Biella per condividere l’esperienza di Tip Top Mountain, il progetto nazionale voluto e sostenuto dal Ministero per le Disabilità. La loro testimonianza ha contribuito a raccontare il valore di un percorso che, attraverso lo sport, promuove nuove opportunità di partecipazione, crescita e valorizzazione delle capacità individuali.
Nell’ambito del programma istituzionale, Special Olympics Italia ha inoltre portato il proprio contributo al confronto sul rapporto tra sport e disabilità, con la partecipazione del professor Alessandro Palazzotti, fondatore e Vicepresidente di Special Olympics Italia, ribadendo l’importanza dello sport come strumento di trasformazione culturale e sociale.
A conclusione degli incontri, gli atleti e i partecipanti hanno avuto l’opportunità di salire a bordo dell’Amerigo Vespucci e visitare lo storico veliero della Marina Militare, vivendo un’esperienza suggestiva che ha reso ancora più speciale la giornata.
La presenza di Special Olympics Italia a Trieste ha confermato il valore della collaborazione con le istituzioni e l’importanza di creare occasioni nelle quali le persone con disabilità possano essere protagoniste, raccontare le proprie esperienze e contribuire in prima persona alla diffusione di una cultura realmente inclusiva.
L’inclusione passa anche dall’ascolto. E quando sono gli atleti a raccontare ciò che lo sport ha cambiato nelle loro vite, il messaggio arriva ancora più forte.


